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Educatore cinofilo, perchè? Storia di un pazzo scatenato

Non pretendete che lui pensi come te ma pretendi da te stesso di pensare come lui

Con questo articolo desidero condividere la mia esperienza professionale durata molti anni di lavoro. Non mi divulgherò con tutti i dettagli del mio vissuto cinofilo, ma mi focalizzerò su ciò che mi spinge, ancora dopo tutto questo tempo, verso i cani.

Esiste una frase poco conosciuta che mi fu trasmessa dal mio primo maestro Ettore Ammassari, detto Misani che mi risuona nella testa ogni volta in cui entro in aula: “Non pretendete che lui pensi come te ma pretendi da te stesso di pensare come lui”. Nonostante siano ormai trascorsi molti anni dalla sua scomparsa, ho tutt’ora un ricordo molto lucido e questa frase che ripeteva sempre quando ero ragazzino mi guida tutt’ora in compagnia dei cani.

È solo una frase che include però tutta l’essenza del nostro lavoro: l’educatore cinofilo.

 

 

Metodi e insegnamenti di un grande maestro cinofilo: Ettore Ammassari

L’uomo di cui sto parlando, se fosse in vita, avrebbe ottant’anni e quando lo conobbi ne aveva circa sessantadue. Con una terminologia moderna oserei dire che già ai tempi molto cognitivo zoo-antropologico. Si consideri anche che, per quanto già considerato anomalo per quei tempi, apparteneva alla “vecchia scuola”.

La domenica, rigida giornata di allenamento pomeridiano in ud (indipendentemente dalla condizione meteorologica) arrivava al campo ben due ore prima dell’inizio del corso per farmi una lezione one to one: per me un vero onore che non mi sono lasciato scappare. In realtà non capivo un cazzo di quello che mi spiegava perché parlava in dialetto con qualche turpiloquio come intercalare…Mi limitavo ad osservarlo, e credetemi, raccontarlo non rende l’idea.

Per lui parole come condizionamento operante, tuning, effetto sponda, condizionamento classico erano creature aliene; Pavlov per lui un emerito coglione, Skinner il mangiatopi…..e mi fermo perché sarebbe una lista molto lunga.

Ho voluto scrivere questa premessa per spiegarvi quanto fosse rudimentale nell’approccio, ma molto tecnico nella pratica, l’equilibrio perfetto tra genio e follia.

Sperando di non scandalizzarvi, e se così fosse mi scuso anticipatamente, vi racconto ancora un aneddoto: il maestro era riuscito ad insegnare ai propri cani a tenere in bocca un riportello di fuoco mentre percorrevano una palizzata uno in un senso e uno nell’altro. Sicuramente può essere messo in discussione l’esercizio, ma non sicuramente la tecnica!

Cosa mi spinge ad essere educatore cinofilo?

Non sto divagando solo per farvi comprendere meglio i suoi metodi, ma perché da lui ho imparato moltissimo e in primo luogo la pazienza di attendere.

Attendere che cosa? Una risposta del cane, e nel caso in cui non fosse quella attesa, abbassare le proprie aspettative. Questa attesa ripagava di tutto: pioggia, neve, vento, caldo…

Un giorno mi domandò: “Perché invece di andare con le ragazze stai qui con me?”. All’epoca non gli risposi, oggi vorrei farlo ma è troppo tardi, quindi lo faccio qui, tra le righe di un blog, nella speranza che questo messaggio arrivi al suo orecchio sordo. Perché faccio questo lavoro? Perché fate questo lavoro? Guardate la foto qui sotto!

In pochi lo noteranno, e vorrei evitare di spiegare la differenza perché per un tecnico la normalità sarebbe quella di guardare semplicemente la foto.

Spesso mi domando perché anni fa mi sono imbattuto in questa folle esperienza e ogni volta trovo la risposta guardando i cani negli occhi. Presuntuosamente pare mi ringrazino perché comprendo i loro problemi o i loro bisogni; mi fanno stare bene, mi comprendono e mi consentono di aiutarli.

Questa è la mia forte motivazione che perdura nel tempo e mi stimola a trovare una diversa sintonia per ogni cane che incontro nel mio percorso; mi commuovo al pensiero che soggetti indifesi pongano tutta questa fiducia in me e in quello che potrei e posso fare. Questo mi da un’enorme forza e una grande determinazione nel portare avanti un lavoro folle, subdolo e pieno di insidie.

Affinity Dog: la nostra scuola di formazione

Affinity Dog è diventata una scuola di formazione consolidata in tutto il territorio nazionale e offre diversificati servizi: corsi di educatori diretti, docenze esterne, seminari. Negli ultimi sei anni (facendo riferimento ai numeri delle iscrizioni alla nostra asd) il centro ha formato duecentododici persone e nonostante gli anni trascorsi la nostra grinta non diminuisce!

Il nostro motto all’inizio di ogni corso o seminario è “due sguardi, un’unica direzione”.

Questo lavoro ha anche molti vantaggi: si può guadagnare, anche bene, c’è il confronto con colleghi diversi in qualsiasi situazione, da tutti è possibile imparare, è possibile stare all’aria aperta… Ma la cosa più importante è avere la risposta di fiducia del cane attraverso “l’effetto sponda”, da molti definito “effetto branco”, ossia l’input del cammino insieme, la rottura del ghiaccio.

Forse vi sembreranno parole forti quelle che seguono, ma rifletteteci bene: senza il cane e senza il suo compagno umano siamo delle nullità. Possiamo usare la metafora del tandem: senza una pedalata condivisa il mezzo non funziona.

La più grande soddisfazione durante la mia professione è sentirmi dire: “trasmetti fame”. Si, ho fame di vita, di relazione, di condivisione, e il mio scopo è quello di trasmetterla al cane. Per raggiungere questo risultato non basta un giorno, un anno e nemmeno una vita per raggiungere questo risultato asintotico. Non esiste un modo per insegnare tale sensibilità, non è nemmeno una questione di talento naturale né una dote da esercitare; è qualcosa che oltrepassa i confini e si raggiunge esclusivamente con la pazienza, proprio di quella pazienza di cui parlava Misani. Stimoli, rinforzi e jackpot, senza di essa sono meri strumenti senza fondamento perché il vero obiettivo consiste nel far trovare ai cani l’allineamento testa-cuore. Mi chiederete di svelarvi questa magia, ma non posso aiutarvi perché non è una magia, ma una sensazione, un prurito che arriva nella vita professionale, senza nessun avvertimento o premeditazione.

La vera capacità di un tecnico, educatore, addestratore, rieducatore, istruttore è trovare il punto di inizio e l’unico mezzo per capirlo è la risposta del cane, quella risposta che potrebbe anche non arrivare.

Non esiste una ricetta e queste spiegazioni potranno sembrarvi molto astratte ma il segreto professionale penso arrivi proprio da dentro, dal profondo e solo la sensibilità di ciascuno può capirlo o ancor meglio sentirlo. Non esiste una scuola in grado di insegnare questo, magari un bravo maestro vi può motivare, spronare ma senza il “botto interiore” tutto questo non arriverà mai.

Quando guardo un cane da sempre ho un rito: chiudo gli occhi, respiro profondamente e alzo il collo. Sono scemo? Si, no, boh, forse…ma in seguito a questo rituale, ecco che arriva “il botto” e a quel punto inizia un isolamento molto intimo con il cane di fronte a me; tutto ciò che mi circonda scompare e dopo un po’ di tempo, a volte poco, altre volte molto e in alcuni casi mai, “sento” la risposta, che non necessariamente si manifesta in modo esplicito. Ricordate? C’è ciò che si vede e ciò che non si vede…

Non bisogna esasperare, mai, piuttosto sentire la musica, e solo allora potrà iniziare quella danza che vi condurrà in una connessione misteriosa e bellissima con una specie diversa.

Perché faccio l’educatore cinofilo? Non saprei, io sento il botto!

 

 

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